La tavola è menzionata in collezione a partire dal 1650 come uno "Studio di pittore". Tuttavia il soggetto rappresenta più probabilmente la bottega di un antiquario o lo studio di un collezionista. Frans Francken il Giovane era specializzato in questo tipo di composizioni in cui, con grande maestrìa, raffigurava 'quadri nel quadro'. Spesso, alla rappresentazione virtuosistica e minuta di statue e dipinti, fra i quali si riconoscono paesaggi, caricature e quadri di storie religiose, si affiancano brani di natura morta, come il vaso di fiori sulla destra, ed elementi allegorici, come la scimmia legata alla catena, simbolo dell'imitazione della natura che deve essere governata, nella poetica dell'artista, dall'intelletto e dalla cultura.
Collezione del cardinale Scipione Borghese (?),citata da Manilli, 1650; Inventario Fidecommissario Borghese 1833, p. 30. Acquisto dello Stato, 1902.
In basso a sinistra: DEN. II FRANCIS. FRANCK. P. INVENTOR ET FECIT. F.
La tavola presenta la firma di Frans Francken il Giovane. Nato in una famiglia d’arte, Francken si distinse specializzandosi nella realizzazione di interni animati da oggetti e curiositas, vere wunderkammer del XVII secolo. Qui viene rappresentata una stanza, una sorta di quadreria: le pareti sono tappezzate di opere d’arte, da una natura morta ad alcune scene religiose e mitiche, alcuni ritratti e animati paesaggi. Ma non è solo questo a incuriosire l’occhio: si può scorgere infatti ogni genere di oggetto, dalle conchiglie ai piccoli marmi antichi, dalle sculture sopra la boiserie fino al cagnolino e alla scimmietta legata a uno sgabello forse turco, memoria dei viaggi dell’anonimo proprietario del luogo. Il piccolo macaco potrebbe essere stato raffigurato come allegoria della pittura (“naturae simia”). Sulla sinistra due personaggi, uno dei due riccamente abbigliato, discutono animatamente, forse su un libro dei conti, mentre alle loro spalle una terza figura ci fissa con stupore.
La tavola si trovava già in collezione Borghese quando venne descritta da Giacomo Manilli come “studio di pittore” (1650, p. 109). Una descrizione più dettagliata si ritrova nell’inventario del 1693: “un quadro in tavola di palmi tre d’altezza bislongo con una galleria depinta con molti quadrucci con un Astrologo a sedere nel tavolino con il Mappamondo con una scimmia ligata ad uno sgabello…” (inv. 1693, n. 29). Il soggetto non è ancora chiarito: da alcuni considerata la rappresentazione dello studio di un pittore, da altri “un mercante di quadri” (Venturi 1893, p. 137; Longhi 1928, p. 200; Della Pergola 1959, p. 163; Hermann-Fiore 2006, p. 85; Moreno-Stefani 2001, pp. 358-359) o ancora una «Galerie de Tableaux» (van Puyvelde 1950, pp. 74, 202).
Gabriele De Melis