Il ritratto, che si caratterizza per la resa assolutamente naturalistica dei tratti del volto e dei segni dell’invecchiamento, restituisce la potente immagine di un’anziana donna dal piglio severo e volitivo e dallo sguardo vivo e attento, sottolineato dalle iridi profondamente incise.
Acquistato nel 1907 da Corrado Ricci presso un antiquario romano, il busto fu posto nella Sala della Paolina della Villa Pinciana su un basamento in breccia di Seravezza fatto eseguire a Gaetano Andreoli.
Una lunga e complessa vicenda critica ha avuto per protagonista l’opera, che è stata diversamente attribuita negli studi (Pietro Bracci, Alessandro Algardi, Cosimo Fancelli, Giuliano Finelli) fino a convergere a lungo su Domenico Guidi, nome più recentemente accantonato in favore di una ipotesi di attribuzione a Lorenzo Ottoni. Per quanto riguarda il soggetto, la figura è stata in prima battuta individuata come ritratto di Vincenza Danesi, proveniente dal monumento funebre della donna nella chiesa di S. Maria del Popolo; tale identificazione, successivamente abbandonata in favore di quella con Felice Zacchia, è stata recentemente riproposta.
Il busto ritrae un’anziana donna con i capelli mossi, divisi in ciocche ben individuate e raccolti morbidamente dietro la testa, sotto il velo fissato sulla fronte e gonfiato dall’aria; il volto, scavato nelle guance e con un vistoso neo sulla destra, è solcato da pieghe dovute alla posizione serrata della bocca, con il labbro inferiore sporgente rispetto a quello superiore che sembra aver perso il sostegno dei denti. Sotto il corpetto con le mezze maniche orlate da piccole pieghe sovrapposte, indossa una morbida camicia, che sporge aderente sopra il busto e termina con ampie maniche. Straordinaria nel volto la resa dello sguardo austero, sottolineato dalle iridi profondamente incise, e dell’espressione volitiva, che registra in maniera impietosa i segni dell’età.
Acquistato nel 1907 da Corrado Ricci, allora direttore generale delle Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione presso l’antiquario romano Attilio Simonetti per 6.000 lire, il busto fu posto nella Sala della Paolina della Villa Pinciana su un basamento in breccia di Seravezza fatto eseguire a Gaetano Andreoli (Giometti 2019 pp. 66-67). Lunga, complessa la vicenda relativa all’attribuzione dell’opera e all’identificazione della donna. Modigliani nel 1908 aveva identificato l'anziana nobildonna in Vincenza Danesi, morta nel 1682, e la destinazione dell'opera nel monumento funebre di quest'ultima fatto erigere da suo figlio Bernardino Petrillocchi nel 1683 sulla facciata interna della chiesa di S. Maria del Popolo, portando a sostegno della sua supposizione il fatto che il busto non è finito nella parte posteriore, dove presenta infisso un anello metallico, e che le sue dimensioni corrispondono perfettamente a quelle della nicchia del monumento, all’interno della quale si trova un chiodo di sostegno (Modigliani 1908, pp. 70-73).
Mezzana rifiutò l’identificazione della donna con Vincenza Danesi e attribuì il busto a Cosimo Fancelli sulla scorta di un confronto con un bassorilievo da lui eseguito nella chiesa di S. Maria della Misericordia a Savona (Mezzana, 1942, p. 542). Successivamente, il busto fu datato al 1700 e attribuito allo scultore Pietro Bracci da Riccoboni, che non dava un nome alla donna rappresentata (Riccoboni, 1942, p. 299). Uno scultore ignoto di ambito algardiano ne era autore secondo De Rinaldis (1935, p. 34), mentre della Pergola faceva il nome dell’Algardi stesso (1951, p. 52). Faldi lo riteneva invece opera di Giuliano Finelli (1954, p. 16).
U. Schlegel nel 1977, confrontando il busto con un ritratto dipinto in collezione privata, identificò la donna con Felice Zacchia, moglie di Alessandro Rondanini e attribuì l’esecuzione del ritratto a Domenico Guidi. Ampiamente accettata dalla critica successiva (Di Gioia 2003, pp. 143-145, cat. 62), tale posizione è stata messa in dubbio da Dombroski (1997, p. 336) che ha piuttosto riferito l’opera alla cerchia di Giuliano Finelli, datandola 1635. Recentemente è stata proposta da Giometti l’individuazione dell'autore in Lorenzo Ottoni, che avrebbe scolpito il busto negli anni Ottanta del Seicento. Lo studioso riprende in considerazione l’identificazione della donna con Vincenza Danesi e la destinazione dell’opera nel monumento funebre in S. Maria del Popolo (Giometti 2019, pp. 69-70).
Sonja Felici