Il dipinto, menzionato nell’inventario del 1693, è stato attribuito, seppur con qualche riserva, all'artista veneto Niccolò Frangipane, pittore attivo nella seconda metà del XVI secolo tra Venezia, le Marche e la Romagna, contribuendo a diffondere la cultura e i modelli tizianeschi.
L'opera raffigura due uomini con un cane, la cui presenza allude con tutta probabilità all'amicizia tra i due effigiati. Purtroppo, la difficile identificazione della tela negli inventari borghesiani e l'assenza di qualsiasi informazione sulla sua provenienza rendono ardua la ricostruzione della sua vicenda storico-collezionistica.
Roma, collezione Borghese, 1693 (Inventario1693, Stanza VII, n. 11; Della Pergola 1955). Acquisto dello Stato, 1902.
La provenienza di questo dipinto è tuttora sconosciuta. Passato probabilmente in collezione Borghese in seguito al sequestro della quadreria del Cavalier d'Arpino (Hermann Fiore 2000), questo doppio ritratto è identificato con certezza solo a partire dall'inventario del 1693, quando l'opera "in tela di tre palmi [...] con Homo che tiene un ciufolo in mano et un Cane che gli appoggia le zampe al petto et un'altra figura del N. 550 con cornice dorata" è assegnata dall'estensore del documento a Tiziano Vecellio, nome debitamente scartato sia da Adolfo Venturi (1893), che parlò genericamente di scuola veneziana, sia da Roberto Longhi (1928), che per primo menzionò Niccolò Frangipane. Tale attribuzione, confermata da Paola della Pergola (1955) ma rifiutata da Bert W. Meijer (1972), è stata ripresa nel 2006 da Kristina Herrmann Fiore, un'ipotesi seducente sulla quale - però - è saggio mettere un punto di domanda, essendo la tela difficilmente leggibile a causa del suo stato di conservazione.
L'opera, non identificabile nell'inventario fedecommissario del 1833, rappresenta due uomini elegantemente vestiti, ritratti in compagnia di un cane, la cui presenza definisce con tutta probabilità la natura della loro amicizia, solida e fedele. L'uomo, col capello rosso, tiene in mano un flauto, dettaglio che rimanda al genere dei soggetti comici ampiamente frequentato dal Frangipane, come documentano alcuni inventari sei-settecenteschi veneziani che registrano nelle collezioni locali diverse tele dipinte dal pittore raffiguranti ritratti e concerti di buffoni. Stringenti, infine, a tal proposito, sono le analogie tra quest'opera e i dipinti assegnati dalla critica al pittore friulano che mostrano, oltre al repertorio dei personaggi raffigurati, la medesima resa pittorica caratterizzata da una qualità stilistica a tratti discontinua.
Antonio Iommelli